Investimenti · elemento 21
<1,50%
TER gestione attiva
In una frase
I fondi a gestione attiva di solito hanno un TER tra l'1% e il 2% annuo — parecchio più alto degli indicizzati —, e la maggioranza non riesce a battere il proprio indice di riferimento nel lungo periodo.
Cosa significa
Un fondo a gestione attiva è un fondo di investimento in cui un gestore (o un team) prova a superare il rendimento di un indice di riferimento selezionando azioni, settori o momenti di ingresso. Questa gestione "umana" ha un costo: il TER tipico si colloca tra l'1% e il 2% annuo, e molte volte ci sono anche commissioni di performance o di sottoscrizione.
| Tipo di fondo | TER tipico |
|---|---|
| Fondi indicizzati globali | <0,20% |
| Roboadvisor (portafoglio + gestione) | 0,40-0,60% |
| Fondi bilanciati "d'autore" | 1-1,5% |
| Fondi a gestione attiva pura | 1,5-2% |
| Fondi della banca tradizionale | 1,5-2,5% |
| Fondi con commissione di performance | TER + una % dei guadagni |
Il rapporto SPIVA (S&P Indices Versus Active), pubblicato ogni semestre, mostra in modo consistente che più dell'80% dei fondi attivi non supera il proprio indice di riferimento a 10 anni. A 20 anni, la cifra sale sopra il 90%.
Perché è importante
Il costo della promessa. Paghi una commissione alta per la possibilità che il gestore ci azzecchi. La realtà statistica è che succede raramente in modo sostenuto.
Le commissioni sono una sottrazione sicura. Qualunque sia il rendimento di mercato, il TER ti viene scalato. Il rendimento del gestore è solo una possibilità.
Indovinare in anticipo il gestore bravo è molto difficile. I fondi che sono andati meglio per un anno o due di solito tornano alla media negli anni successivi (fenomeno noto come "regressione verso la media").
Si può avere gestione attiva con buon criterio. Alcune circostanze giustificano pagare di più: strategie tematiche specifiche, gestori di lunghissimo corso con risultati coerenti, prodotti con fiscalità particolare. Ma sono eccezioni, non la norma.
Come leggere una proposta di gestione attiva
Se una banca o una società di gestione ti offre un fondo attivo, vale la pena chiedere:
- Qual è il TER totale? Include commissione di gestione + banca depositaria + revisione + altro.
- C'è una commissione di performance? E su quale riferimento si applica?
- Qual è il benchmark (indice di riferimento)? Se non c'è, è un brutto segnale.
- Che rendimento ha avuto rispetto al benchmark negli ultimi 5 e 10 anni? Se non lo supera, stai pagando di più per risultati simili o peggiori.
- Qual è il TER di un fondo indicizzato equivalente? Quello è il tuo riferimento di costo.
Errori comuni
- Fidarsi del rendimento dell'ultimo anno. Un fondo che ha fatto il 25% può essere fortuna temporanea, non abilità sostenibile.
- Non guardare il TER totale (gestione + custodia + commissione di performance, se c'è).
- Comprare fondi attivi perché li raccomanda la tua banca. La banca incassa retrocessioni per collocarli; il tuo costo reale può essere superiore al "beneficio" relativo.
- Pagare gestione attiva per un portafoglio globale indicizzato. Se l'obiettivo è semplicemente esporti al mercato globale, il fondo indicizzato lo fa già.
- Dimenticare la fiscalità. In Italia il passaggio da un fondo all'altro è di norma un evento fiscale (si pagano le imposte sulle plusvalenze realizzate). Fai i conti del costo fiscale prima di muoverti — e considera che restare in un prodotto caro per anni di solito costa di più.
Collegato con
Risorse
✍️ Il conto, per favore — la newsletter dell'autore di questa tavola: perché l'investimento indicizzato è spesso un passo naturale rispetto ai prodotti tradizionali della banca.
📚 S&P Dow Jones — SPIVA Reports. I rapporti ufficiali che mostrano quanti fondi attivi superano il proprio indice (pochi, nel lungo periodo).
📚 John C. Bogle — Il piccolo libro dell'investimento. Il libro che spiega in modo semplice perché la gestione attiva, in aggregato, perde la corsa contro gli indici.
Le commissioni alte sono una sottrazione sicura; il rendimento migliore, solo una possibilità.
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